Fibromialgia: la malattia delle emozioni non espresse

24.08.2019

La fibromialgia fa parte delle malattie reumatiche e viene classificata come una Sindrome Dolorosa Cronica. Che nesso ha con le emozioni non espresse? Scopriamo insieme tutto quello che c'è da sapere, dalla diagnosi alle cause. Se da un lato fare una corretta ed immediata diagnosi è molto difficile, dato l'assenza di anomalie riscontrabili sia in laboratorio che strumentali, soprattutto perché si ignorano le numerose cause scatenanti, in pratica la diagnosi si basa sui sintomi e sulle probabili esclusioni Di certo i sintomi sono noti e visibili, si manifestano con dolori muscolo scheletrico acuti, in punti ben definiti chiamati Tender Points, per poi diffondersi in tutto il corpo. Il dolore può essere inizialmente localizzato per poi irradiarsi alle aree circostanti, pur interessando le zone relative ai tessuti molli, non si può parlare di una vera e propria forma d'infiammazione.

I soggetti che ne sono affetti devono loro malgrado, abituarsi a convivere giornalmente con il dolore e la stanchezza, sintomi debilitanti che incidono negativamente sulla qualità della loro vita. Al reale dolore fisico spesso si associano astenia, facilità all'affaticamento, emicrania o cefalea, ansia, rigidità muscolare, difficoltà di prendere sonno o di dormire per un numero di ore consecutive sufficiente per riacquistare le forze. Nei casi più gravi quando la sintomatologia è cronica, si può rilevare una scarsa concentrazione o difficoltà di memoria, manifestazioni che incidono molto sul lato psicologico, sono eventi davvero stressati, e nel tempo possono verificarsi casi più o meno gravi di depressione. I punti particolarmente interessati sono: la zona relativa al collo, le spalle, le braccia, l'anca, la parte superiore dei glutei e le ginocchia, la durata della sintomatologia è di circa 3 mesi. 

Non esiste un rimedio specifico, se non una serie di trattamenti multidisciplinari che vanno a risolvere o almeno ad attenuare i sintomi, si interviene con i farmaci tradizionali, come miorilassanti centrali per combattere la rigidità muscolare e blandi antidepressivi per migliorare la capacità di addormentarsi. Abbinati ai preparati farmacologici, all'esercizio fisico con esercizi specifici o una ginnastica dolce, ci sono le terapie comportamentali, che permettono al paziente di gestire al meglio la malattia e prevenire le ricadute. 

E' di fondamentale importanza che il paziente impari a riconoscere ed individuare i fattori scatenanti, per un intervento mirato, il successo terapeutico dipende per la maggior parte dal modo in cui il paziente si prende cura di se.