Come si misura il digitale in Italia?

05.06.2018

E' un risultato dal sapore agrodolce quello relativo al Digital economy and society index, l'indice digitale stilato dalla Commissione europea appena aggiornato. Perché se da un lato è vero che le prestazioni italiane sono migliorate, lo è altrettanto il fatto che il nostro Paese resta in fondo alla classifica. Siamo 25simi sulle 28 nazioni dell'Unione. Peggio fanno solo Romania, Grecia e Bulgaria.
Eppure, come detto, la situazione sta migliorando. Se non si scalano posizioni è perché lo stesso sta avvenendo anche negli altri Paesi. Tornando al nostro, il rapporto segnala innanzitutto i miglioramenti infrastrutturali. Sul fronte dello sviluppo della banda larga veloce, l'Italia è passata dalla 23sima posizione dello scorso anno alla 13sima del 2018. La Nga, questa la sigla che la identifica, raggiunge l'87% delle famiglie italiane, contro una media europea dell'80%. Ma solo il 12% delle abitazioni è già dotata di un abbonamento Internet con una velocità di almeno 30 Mbps, mentre a livello continentale siamo al 33%.
La percentuale di case raggiunge dalla banda larga ultraveloce, ovvero superiore ai 100 Mbps, è più che quadruplicata, passando dall'1,1% registrato lo scorso anno al 4,8% nel rapporto appena aggiornato. Ma la distanza con il resto d'Europa, dove la media è del 15,4%, rimane ancora ampia. Da segnalare che a dicembre si sono aperti i cantieri per i primi due appalti legati alla Strategia nazionale per la banda ultralarga. Mentre il terzo ed ultimo, relativo a Puglia, Sardegna e Calabria è in fase di assegnazione. L'investimento complessivo ammonta a 3,6 miliardi.
Il nodo principale da affrontare è invece quello relativo alle competenze digitali. Che, nel nostro Paese, rimangono basse. E, come un macigno, trascinano in basso ogni altro indicatore. Il 69% degli italiani utilizza Internet, contro l'81% degli europei. La distanza più significativa riguarda l'uso della rete per accedere a servizi bancari (43% contro una media europea del 61%) e per lo shopping (44% contro 68%). In tutto questo, c'è però un elemento di estrema positività: l'Italia, sancisce Bruxelles, è tra i pionieri dello sviluppo della tecnologia mobile 5G. Per il resto, c'è tanto terreno da recuperare.