WhatsApp, ecco perché video e audio supereranno i messaggi scritti

12.01.2018

hatsApp cambia ancora e, dopo aver rivoluzionato le comunicazioni istantanee con i messaggi vocali, si prepara al lancio delle note video. La novità sarà attiva nei prossimi giorni sulla app tra le più usate in tutto il mondo. La funzione video permetterà di registrare un breve filmato e di inviarlo in chat. Nell'era dell'immagine e dei video, c'è da aspettarsi che questa modalità di comunicazione mandi (quasi) definitivamente in soffitta i "vecchi" messaggi di testo, soprattutto per le nuove generazioni.

Scrivere è faticoso secondo i millennials, che preferiscono comunicare attraverso audio e video. Ma qual è la conseguenza? Secondo una lettera inviata qualche mese fa da 600 docenti universitari al Governo, al Parlamento e al ministero dell'Istruzione i giovani non sanno più scrivere in italiano. La disabitudine alla lingua scritta fa perdere le competenze di base, tanto che all'università i professori riscontrano errori da terza elementare nei loro studenti. Non solo le comunicazioni vengono fatte con note audio, anche le ricerche sono sempre più orali. Gli esperti dicono «voice search is here to stay» per spiegare che il futuro prossimo vedrà l'incremento dell'uso della voce online.


La società di marketing comScore prevede infatti che nel 2020 il 50% delle ricerche verrà effettuato con la ricerca vocale. E, secondo i dati 2017 di Gartner, molti adolescenti già utilizzano soprattutto la ricerca vocale e le nuove tecnologie audio-centric (AirPods di Apple, Home page di Google ed Echo di Amazon) si basano proprio sulle interazioni "voice first". «Nella comunicazione tra persone la voce è il mezzo migliore - spiega Marco Loguercio, esperto in search marketing - perché consente di aggiungere quelle emozioni che le emoticon non sempre rendono al meglio. Lo svantaggio è che spesso si parla senza pensare: lo scrivere necessariamente richiede un attimo di riflessione in più».

Ma a preferire i messaggi vocali (e a breve quelli video) non sono solo i giovani: secondo il Wall Street Journal il prossimo miliardo di utenti digitali sarà molto diverso dall'ultimo miliardo. Si tratta infatti di una fascia di persone tra le meno istruite del mondo, che andranno online per la prima volta grazie agli smartphone di fascia bassa, piani dati a basso costo e app intuitive che consentiranno loro di navigare nonostante la scarsa alfabetizzazione. In particolare questa ultima condizione li spingerà a utilizzare internet attraverso i comandi vocali.

L'utilizzo della voce nella tecnologia non è però omogeneo: «Dobbiamo necessariamente fare una serie di differenze, a seconda che la ricerca vocale sia un semplice sostitutivo della tastiera (dettatura vocale); che la ricerca a voce sia fatta a un assistente digitale su un dispositivo con uno schermo (ad esempio Google Assistant o Siri su uno smartphone); che la ricerca vocale sia fatta a uno smart speaker senza schermo, quindi con risposta vocale. Si tratta di esperienze di ricerca tra loro molto diverse», precisa Loguercio.

Una conferma della crescente importanza della voce nella tecnologia si ha guardando al Ces di Las Vegas in corso in questi giorni: «Si preannunciano assistenti vocali inseriti in ogni dove, al momento più per moda e necessità di far parlare di sé che non per reale utilità - commenta Loguercio -. Le novità realmente utili le vedremo tra qualche anno, quando gli stessi addetti ai lavori avranno le idee più chiare su cosa effettivamente la gente voglia e possa fare con la voce e quale sia l'output migliore nelle diverse circostanze, in funzione delle esigenze e delle azioni che si vogliono intraprendere».