Un italiano su tre non distingue la pubblicità su Facebook e Instagram

09.04.2018

Facebook domina e Instagram esplode tra i giovanissimi: questi e altri dati presentati nella ricerca "Italiani e social media" di Blogmeter

di Lorenzo Longhitano wired.it

(Foto: Blogmeter)

Dopo la prima edizione dell'anno scorso, anche nel 2018 torna la ricerca della società di analisi Blogmeter che indaga i comportamenti degli italiani su social network e piattaforme di messaggistica istantanea. Come l'anno scorso, lo studio Italiani e Social Media ha preso come riferimento un campione di 1500 persone residenti nel nostro paese tra i 15 e i 64 anni - rappresentativo per sesso, età e area geografica degli iscritti ad almeno una piattaforma - e l'ha utilizzato per dipingere un quadro del nostro uso di questi strumenti a livello quotidiano e non solo.

Blogmeter continua a distinguere nettamente tra l'utilizzo dei social abituale e quello sporadico, definiti come utilizzi di cittadinanza e utilizzi funzionali. Nel primo ambito il dato più evidente è il riaffermarsi del dominio schiacciante della galassia di proprietà di Mark Zuckerberg, che in pochi Paesi come in Italia detta le modalità della presenza online di ciascuno.

Restano suoi infatti due dei social network più frequentati da chi si connette più volte a settimana (Facebook e Instagram, al primo e al terzo posto) così come sono sue le due piattaforme di messaggistica istantanea più utilizzate dai messaggiatori compulsivi, WhatsApp e Messenger. Con una differenza trasversale: le due app create da Zuckerberg - Facebook e Messenger - mostrano un apprezzamento in calo o stagnante, mentre Instagram e WhatsApp fanno registrare un andamento in crescita, e la prima è ora utilizzata quotidianamente addirittura dal 75% dei giovanissimi.

Tra le piattaforme utilizzate saltuariamente e per scopi specificispiccano invece Trip Advisor e Google Plus per la categoria social, e Skype e Messenger (qui in crescita del 4%) per quel che riguarda la messaggistica.

(Foto: Blogmeter)

Nonostante l'andamento stagnante, Facebook resta comunque una potenza da non sottovalutare e in alcuni casi in grado di superare le piattaforme avversarie anche quando si tratta di ambiti molto specifici. Secondo Blogmeter, chi cerca una recensione di un locale online preferisce spesso rimanere su Facebook anziché avventurarsi sul già citato e pur apprezzato Trip Advisor.

Ma se Facebook resta un luogo difficile da lasciare proprio per la sua natura omnicomprensiva, YouTube e Pinterest riescono comunque a catturare l'attenzione di chi cerca stimoli e nuove idee, mentre Messenger sta diventando un canale prediletto per comunicare direttamente con le aziende; celebrità e influencer si continuano invece a seguire prevalentemente su Instagram.

A questo proposito tra le Social Icon, ovvero le personalità che hanno conosciuto la fama grazie ai social network, quest'anno spiccano in assoluto Chiara Ferragni e Clio Zammatteo, mentre al terzo posto si colloca un personaggio che non deve il suo status a Facebook e compagnia, ma che sui social ha conosciuto un'ennesima seconda giovinezza, Gianni Morandi.

Blogmeter si sofferma anche sul modo in cui gli italiani vivono la propria presenza sui social, se non altro perché a farlo in modo completo sembra sia solo il 45% di loro. Questa è infatti la porzione di intervistati che dichiara di frequentare le varie piattaforme con l'intenzione di leggere, scrivere e commentare gli interventi dei conoscenti; il 42% si limita invece a osservare in silenzio le discussioni altrui, mentre un 13% si produce in soliloqui autoreferenziali senza curarsi del brusio digitale che li circonda.

Interessante infine la percezione che il pubblico italiano ha della pubblicità sui social, molto diversa a seconda della piattaforma sulla quale vengono proposti. Anche in questo caso Facebook e Instagram sembrano muoversi meglio: i loro annunci pubblicitari sono infatti considerati utili rispettivamente per il 26 e il 33% degli intervistati (mentre diverso e non esattamente positivo il fatto che un terzo degli intervistati non distingua i post sponsorizzati da quelli generati da amici, conoscenti e altri soggetti seguiti).

Su YouTube le cose non vanno così bene: su una piattaforma dove ci si reca prevalentemente sapendo già cosa si sta cercando, gli intermezzi pubblicitari vengono considerati fastidiosi da 3 intervistati su 4.